Santa Lucia nella storia di Belpasso
S.Lucia Patrona di Malpasso
Un "Lamperi" d'argento
Dimissioni dei "Rettori"
L'eruzione del 1669
Le Reliquie

 

Santa Lucia nella storia di Belpasso

Le origini (1636 – 1669)

Il 21 luglio 1636, don Guglielmo Moncada, principe di Paternò e duca di Montalto, firmava l’atto di divisione del territorio di Malpasso da quello di Paternò. Il comune di al passo (era questo il toponimo iniziale di Belpasso) aggrappato a sud, a nord e ad ovest alle terre circostanti il monte «Pileri» in una lunga sequenza di piccoli e medi agglomerati urbani, raggiungeva così la pienezza della sua autonomia.

Una conquista, agognata da tanto tempo, che dava al Comune una fisionomia giuridica completa, agli «officiali maggiori e minori» una circoscrizione giurisdizionale ben delimitata ed ai cittadini maggior tranquillità, stanchi com’erano di sopportare i soprusi delle autorità di Paternò, le quali sul «territorio comune» avevano fatto la parte del leone. Il dottor don Pietro Romano e Stella, delegato dal principe di Paternò per la divisione del territorio, aveva fatto le cose in regola e ad evitare il persistere dei soprusi non indugiò ad emettere un’ordinanza così concepita: «ordina, provede e comanda a tutti officiali maggiori e minori, presenti e futuri della città di Paternò e terra di Malpasso, Camporotondo, Guardia e Nicolosi, che da oggi innanti habbiano e debbano osservare e fare osservare la divisione del territorio… non usando, né presumendo usare giurisdizione, per qualsivoglia causa, sia civile che criminale… l’ uni nel territorio dell’altri, né trapassare li limiti per detto delegato assegnati nel esercizio di giurisdizione, ma che ognuno habbia da esercitare, usare et amministrare iurisdizione nel suo territorio… nel quale solamente siano e si intendono officiali».

 

S. Lucia Patrona di Malpasso    

La «Universitas» di Malpasso ormai stava alla pari con gli altri Comuni, aveva il diritto di scegliersi un santo patrono a cui affidare la protezione dei cittadini residenti entro il suo territorio. Le scelte di S. Leonardo di Noblac, della Madonna del Rosario… fatte in precedenza, erano fallite perché ancora non era giunto il tempo; i cittadini non avevano ancora preso coscienza di muoversi versa un’unica comunità religiosa e civile, divisi com’erano in parecchi nuclei residenziali ed in alcuni grossi quartieri, sospettosi e diffidenti del valore di alcune grosse conquiste che si andavano profilando sul piano dell’unità e dell’autonomia comunale; non riuscivano a vedere un santo patrono comune per tutti.

Cambiata la situazione e l’organizzazione civile esterna, anche le coscienze cominciarono a cambiare; si cominciava a provare la gioia di essere un popolo unito; una comunità civica con un suo volto, un suo ordinamento, una sua fede religiosa ed una grande fiducia nel domani.

Santa Lucia Vergine e martire siracusana fu scelta e proclamata Santa Patrona del Comune; già, parecchi anni prima, la devozione era stata divulgata ed alimentata nella chiesa del convento dei PP. Carmelitani di Malpasso, dedicata alla Madonna delle Grazie, dove era un grande quadro della Santa; molti fedeli vi si recavano a pregare e spesso ritornavano a casa con profonde esperienze di fede religiosa e non mancavano di raccontare il conforto che avevano ricevuto, specialmente per la vista dell’anima e del corpo.

Il 12 e 13 dicembre del 1636, si celebrò la prima grande festa della Santa Patrona con grande gioia di tutti.

I «rettori» della festa, Vito Mirone, Gian Domenico Brazzavento, Andrea di Stefano, Vincenzo Chiari, Vincenzo di Sava, Filippo lo Mantia e i preti della Matrice adibirono per la celebrazione l’immagine della Santa, chiesta in prestito al priore dei PP. Carmelitani, P. Giovanni D’Assero, con l’impegno che, fatta la processione, l’immagine sarebbe stata restituita e rimessa al suo posto, nella chiesa della Madonna delle Grazie. Ma l’impegno non fu mantenuto.

Il 12 dicembre del 1640, il priore D’Assero «con l’intervento di tutti i monaci del convento», fu costretto a rivolgersi al vescovo di Catania, lamentando che «da quattro anni incirca… havendo uscito la detta S. Lucia, elevata a processione, quella li preti e retturi della Matrice di detta terra di Malpasso si hanno priso doppo la processione e, portatala in detta Matrice, quella non volendola più reportare in decta ecclesia di Nostra Signora della Grazia, sotto il titolo del Carmine, dove fu sempre constituita». Il convento e la chiesa della Madonna delle Grazie si sentivano defraudati. Il priore quindi sollecitava il vescovo ad intervenire e cioè «ordinare alli officiali, retturi et altri a cui spetta, che statim… vogliano e debbiano dopo fatta la processione di detta Santa, quella reportare et recondurre nella predetta ecclesia di Nostra Signora della Grazia dove per il passato sempre have stato». Il vescovo Ottavio Branciforti, intervenne subito attraverso il suo Vicario Generale don Luigi Amico. Furono minacciate pene severissime.

Però dovette passare ancora qualche anno, prima che l’immagine di S. Lucia fosse riconsegnata ai Carmelitani di Malpasso. Nonostante questi inconvenienti iniziali, la festa della Santa Patrona ogni anno si svolgeva con la massima solennità. Nella «memoria delle spese… della Università di Malpasso, moderate per ordine del principe» del 1 marzo 1638, era detto: «paga ogni anno, l’università di Malpasso… per la festività di Santa Lucia, nostra Patrona, onze 40». Una somma considerevole se si pensa che «per li vestimenti et salario dell’inserviente comunale», venivano stanziate onze 8 annue.

Anche la struttura della chiesa e il fabbisogno per la solenne celebrazione della festa secondo il cliché dell’epoca andavano completandosi e perfezionandosi. Si legge infatti in alcune carte d’archivio della «costruzione di una ricca cappella di S. Lucia», de «l’acquisto di una immagine», de «la costruzione della vara per lo tornio», della lavorazione in seta di alcuni stendardi, della provvista del «panno et alcuni torci» e de «li seggi delli magnifici giorati», che un apposito inserviente, nei giorni della festa, andava trasferendo «nelle chiese dove riposava la Santa».

 

Un lamperi d’argento per la cappella di S. Lucia

Le disposizioni testamentarie, molto spesso, includevano lasciti per incrementare la devozione verso la Santa.

Il 5 marzo 1665, il sac. Francesco Signorello di Malpasso, canonico della Cattedrale di Catania, disponeva che gli eredi «si facessero carico di fare un lamperi di argento, una volta tantum, di prezzo e valore di onze 20, alla cappella di S. Lucia di detta terra di Malpasso, ad effetto di stare innanti la detta cappella allomato per decoro della detta Sancta Lucia».

Il 16 agosto 1660, Domenico Asero, lasciava un beneficio di onze 3 annuali, per l’acquisto della cera che ogni anno si consumava durante «la scesa et acchianata della processione delle reliquie di S. Lucia».

E molti altri, lasciavano rendite di censi, gravate su «pampani» di gelso, case, vigne, terreni, in gran parte poi distrutti dalla lava del 1669.

 

Dimissioni in blocco dei «rettori» della festa

Il 5 maggio 1657, si dimettevano in blocco i «rettori» della festa. Erano: Giuseppe Mirone fu Filippo, Paolo Mirone fu Vito, Francesco Nicoloso, Mario la Chiana, Alfonso Mirone, Giuseppe Mirone fu Vito.

Che cosa era successo?

In quell’anno a Camporotondo, quartiere di Malpasso, era in corso la costruzione di una nuova chiesa. I rettori addetti a questa opera pensarono bene di stornare la «gabella» sulla neve dell’Etna dell’amministrazione della festa della S. Patrona a quella della chiesa in costruzione.

Gli amministratori comunali anche se non acconsentivano esplicitamente, lasciavano fare. Un tacito consenso che non permetteva ai rettori della festa di Santa Lucia di intervenire con la dovuta forza per far valere un diritto ormai acquisito da parecchi anni: difatti «sempre li rettori antipassati – si diceva – hanno soluto dare e ricevere l’elemosina che si cava nella vendita della nive in questa Terra».

Perciò le dimissioni. Un gesto di protesta e un richiamo a chi di dovere a non stornare o far stornare per altri scopi gabelle e contributi destinati alla festa della Santa Patrona.

La festa di Santa Lucia doveva farsi bene, con la massima solennità, altrimenti ne andava di mezzo il buon nome del Comune, sottoposto all’attenzione ed alle critiche delle popolazioni vicine, e si giocava le reputazione degli stessi «rettori», i quali, senza nascondere una punta di vanagloria, scrivevano che non erano disposti «a dar causa alla gente di mormorare».

La questione andò a finire dinnanzi il Governatore degli Stati del Principe di Paternò il quale, come era prevedibile, diede partita vinta ai rettori dimissionari, ordinando ai giurati che venissero respinte le dimissioni e recuperati gli introiti distratti.

 

L’eruzione del 1669 e il calvario degli abitanti di Malpasso

La devozione a Santa Lucia ormai era entrata nell’animo popolare e si manifestava in pieno specialmente nei momenti di difficoltà e bisogno.

Quando l’otto marzo 1669, primo venerdì di quaresima, i violenti terremoti e i fragorosi tuoni del vulcano cominciarono ad incutere paura e preoccupazione, gli abitanti di Malpasso pensarono subito di affidarsi alla loro Santa Patrona e di chiedere disposizioni al Vicario Foraneo del luogo sul da farsi. Il Tedeschi, in un «reportage» sulla eruzione, divenuto uno dei principali testi storici del tempo così scrive: «La gente di Malpasso fè istanza al Vicario Foraneo, perché desse loro aiuto e consiglio in sì periglioso accidente. Il perché egli consultando prima di tutto con l’illustrissimo Vescovo di Catania, frà Michelangelo Bonadies dei frati Zoccolanti Riformati, ordinò che di presente s’esponesse anzi le porte delle chiese il SS. Sacramento, perché nelle chiese malsicure si tenevano pegli spessi terremoti, e per tal cagione ancora nei campi si predicava, ed aggiunge di più; che per il lunedì mattino, undici del detto mese, si facesse una devota processione da Malpasso a Nicolosi, con portarsi la reliquia della gloriosa Vergine e Martire Santa Lucia, loro Patrona, e così si fè, e v’intervennero a quella, tra Chierici, Regolari e laici da cinquemila persone, tutte in abito penitente e lacrimevole, adatto ad implorare pietà, dall’offeso Nume, delle loro sciagure; qual battendosi a sangue, qual con acute punte d’acciaio trafiggendosi per terra, e tutte coronate di spine».

«giunta la processione al villaggio delle Potichelle, ed entrata nella Chiesa di S. Maria della Misericordia, in sul posarsi la reliquia sopra l’altare, si sentì un più terribile terremoto, che dibattè siffattamente la terra, che sembrò sensibilmente ondeggiare in quella guisa, che interviene dal mare quand’è da furiosi venti combattuto. Quindi vieppiù dolente e sbigottito quel devoto stuolo, non pertanto verso la chiesa della Nunziata di Mompileri prese il cammino, perché da quella che preconizzata dall’Arcangelo Gabriele, già madre di Dio, fu pariementi destinata ad essere madre ed avvocata dei peccatori, ottenesse pietà delle sue sciagure. Ma ivi restò la gente attonita, è pressocchè perduta si tenne…; fu di nuovo un altro scotimento di terra sì impetuoso, che fè spiccare dal pavimento i mattoni stessi».

«Presero dunque partito allora, a dismisura intimoriti di ritornare a Nicolosi, ed appena alle prime case di quel villaggio addivennero, che si sentirono da un’interna forza trattenuti, a non poter dare più oltre un passo; quando (oh! Gran pietà del gran Dio, che dal soprastante pericolo volle liberarli!) per un furioso tremito dell’agita terra, che in aria violentemente pressocchè dissi li sollevò, caddero giù rovinando le case e le chiese tutte di Nicolosi, toltane la Matrice…».

In tanta sventura i segni della protezione di Santa Lucia non mancarono, divennero quanto mai espliciti al momento di incanalare la sofferenza nell’economia della salvezza.

L’eruzione del 12 marzo 1669, fece scomparire Malpasso.

Gli abitanti, nella fretta di salvare il salvabile, assieme alle loro povere cose, non dimenticarono di mettere in salvo le reliquie e l’immagine di Santa Lucia con la «vara»; le trasportarono con cura in luoghi sicuri, compagni di viaggio nella loro odissea e nel loro calvario.          

 

www.santaluciabelpasso.com è il sito ufficiale della Festa di Santa Lucia v.m. a Belpasso (CT)