Reliquia del 09/12/1654


Reliquia donataci nel 1657


Reliquia donata nel 1989


 

Santa Lucia nella storia di Belpasso

Le Reliquie

Il 9.12.1654, quasi alla vigilia della festa, don Arcangelo Scammacca, vicario generale di Catania, rilasciava, al vicario di Malpasso, «l’autentica (documento provante l’autenticità della reliquia) di due pezzi d’osso» di S. Lucia, donati dal sac. Pietro Chiari, con «facoltà e permesso di collocare queste sante reliquie nella chiesa Madre della stessa terra di Malpasso, esporle al pubblico culto, mostrarle in modo da essere venerate dai fedeli cristiani».

I rettori con l’aiuto dell’amministrazione civica, provvedevano a farle incastrare in un artistico braccio d’argento. Erano le prime reliquie della Vergine e Martire sircusana che giungevano a Malpasso. I fedeli le accolsero con gioia e cominciarono ad onorarle.

Qualche anno dopo (forse nel mese di marzo del 1657), la reliquia di un «pezzetto d’osso di un dito» della Santa si aggiungeva alle precedenti. Molto discusse rimangono le notizie sulla sua provenienza per lo smarrimento dell’«autentica», smarrimento accertato nel febbraio del 1773, dal Vicario Generale di Catania, don Giovanni Rizzari, in corso di visita pastorale a Belpasso. Il vicario riferì al vescovo, il quale pigliò gli opportuni provvedimenti: dispose l’interdetto togliendo così «la reliquia alla vista ed alla venerazione dei fedeli».

I preti della Collegiata si diedero un gran da fare per far ritirare il provvedimento. Due testimoni furono invitati a comparire dinnanzi alla Magnifica Corte Episcopale di Catania, presente a Belpasso per le assolvente della visita pastorale. Il primo teste, il sac. Pietro Cunsolo, canonico «cantore» della Collegiata di Belpasso, disse: «Sa esso teste che alla detta venerabile chiesa matrice sacramentale collegiata fu donata, ab antiquo e da che non vi è memoria d’homo, un pezzetto di reliquia della gloriosa Vergine e Martire S. Lucia consistente un pezzo d’osso del dito di detta gloriosa Santa, ed assieme le lettere patentali seu auntenticha in parchamino, quale era riconosciuta dalla Gran Corte Vescovile di Catania, la quale havea concesso e dato facoltà e licenza di potersi detta sacra reliquia esporre» alla pubblica venerazione dei fedeli, come avvenne di fatto «tanto nel tempo ed in quel luogo ove la suddetta Terra era situata prima del fuoco dell’anno 1669, che da detto fuoco fu incendiata, quanto doppo che la stessa Terra distructa di detto incendio, fu fabbricata e trasportata in Fenicia Moncada, si pure in questo luogo, ove attualmente si trova trasportata e situata da doppo il terremoto dell’anno 1693 fino al presente anno 1773…». Il can. Cunsolo dichiarò inoltre di aver visto, molti anni addietro, con i suoi stessi occhi, l’autentica di detta reliquia «manciata e lacerata dalli sorgi», in casa del sac. Mario Spampinato, mostratagli dal di lui nipote, allora, chierico, Vincenzo Spampinato. «Passato alcuno tempo» avendola chiesta al detto Vincenzo «per farla rinserrare con l’altre reliquie», gli fu risposto che «avendola consegnata al fu reverendo Preposito di detta Collegiata, Domenico Signorello, per conservarla, doppo la di lui morte non si è potuta trovare per haversi deperso».

L’altro teste, il sac. Vincenzo Spampinato, confermò in tutto le dichiarazioni del Cunsolo.

 

Dopo queste testimonianza, degne di fede, fu tolto l’interdetto e la reliquia fu nuovamente esposta alla venerazione dei fedeli. Ma il vuoto storico rimase. Le varie ricerche, compiute con tanta passione dai preti e dai notai lasciarono le cose insolute. Si formarono leggende e si trasmisero versioni diverse dai fatti.

Alcuni dicevano che la reliquia era stata donata da un Frate Minore del Convento di Malpasso, che, recatosi a Venezia per baciare il corpo della Santa Martire siracusana, l’aveva furtivamente staccata con un morso e trafugata a Malpasso.

Altri dicevano che era pervenuta da una certa «Catarinella», moglie di un capitano di fregata veneziano, ritiratasi a Malpasso nel tempo della sua vedovanza. Altri dicevano che a metà del sec XVII, si trovava in possesso di suor Vittoria Rossi, monaca nel monastero di Santa Caterina di Catania, figlia adottiva del conte Francesco di Castro da Tivoli. Il conte aveva ricevuto la reliquia a Venezia dove era stato ambasciatore della Repubblica Romana. («…Reliquia insignis S. Luciaè siracusanae…fuit data et consignata dicto illustrissimo Comiti de Castro per Serenissima Reipubblicam Venetiam cum alia reliquia S. Marci, tempore qùo dictus Comes fuit missus per ambasciatorem per S.C.M.…»

 

Suor Vittoria, unica erede del Conte di Castro, il 17.7.1657, donava la reliquia di S. Lucia a don Francesco Strano, canonico della Cattedrale di Catania, da cui l’hanno ricevuta i preti e i rettori della Matrice di Malpasso per i buoni uffici di don Francesco Signorello, canonico della stessa Cattedrale, che non si dimenticava la sua terra di Malpasso.

 

Reliquie donate successivamente

Un'altra Reliquia della Santa Martire siracusana si aggiungeva a quelle già venerate a Belpasso, si tratta di una pezzo di osso del metacarpo della vergine, donato nel 1989 alla comunità belpassese dall'allora Vescovo di Catania, Mons. Luigi Bommarito.

La Reliquia è incastonata in un reliquiario in argento a forma di ostensorio, sostenuto da un piede, alla base del quale si trovano due angeli che sembrano sostenere il reliquiario.

 

Successivamente una Reliquia, chiamata minore, si è aggiunta alle precedenti, trattasi di un pezzo della veste che ricopre il corpo di Santa Lucia, donata alla comunità belpassese dalla chiesa veneziana.

 

www.santaluciabelpasso.com è il sito ufficiale della Festa di Santa Lucia v.m. a Belpasso (CT)