Certamente opera del sec. XVI, il Simulacro ligneo di S. Lucia infonde a quanti lo venerano grande devozione e tenerezza. La Santa seduta in un trono di segnata bellezza barocca, tiene nelle mani gli attributi tipici della sua iconografia: gli occhi in un sottile calice nella mano destra, il libro della Parola e la palma con il giglio, nella mano sinistra. La veste color zecchino, dà movimento al manto rosso che con eleganza riveste le spalle e le ginocchia della Santa. Espressivo è il volto che invita con grazia alla conversione del cuore. I preziosi che la ricoprono sono espressione della devozione che lungo i secoli la gente semplice, i notabili e il clero hanno a Lei donato con provato senso di gratitudine. Anche se, artisticamente, l’iconografia dei santi vuole i martiri rappresentanti all’in piedi, l’accenno di alzarsi che il nostro Simulacro esprime lo rende pregevole. Il volto della santa è certamente la parte più spettacolare dell’intero Simulacro: realizzato, sicuramente da un artista innamorato della figura di Santa Lucia, con una perfezione realistica tale da renderlo quasi animato. Chiunque ne rimane estasiato della bellezza e della veridicità dello sguardo: la composizione degli occhi fanno sì che, in qualsiasi parte ci si mette si ha la sensazione di essere osservati dallo sguardo della santa. Il Simulacro si conserva, in una cappella dedicata alla Martire, chiamata “Cammaredda”, dentro una nicchia ricca di damasco rosso e di stucchi dorati. Viene velata dalla porta degli angeli e dalla porta in cui troviamo a rilievo formelle con la vita della santa ed il suo martirio. Nella Cammaredda si rinnova ogni anno, uno dei riti più belli della festa: la svelata e la chiusura di S. Lucia, volgarmente chiamata “sbarrata” e “ammarata”. Accompagnata dal tripudio di Evviva alla Santa da parte dei devoti che riempiono la cammaredda, il simulacro fa la sua comparsa la mattina del tredici dicembre e viene richiuso definitivamente la sera dell’ottava, quando la porta degli angeli si alza lentamente fino a far scomparire dalla visione dei devoti quell’immagine alla quale siamo visceralmente attaccati. Ai lati del marmoreo altare troviamo due tele realizzate dal pittore G. Barone nel 1944. Rappresentano l’una, S. Lucia che prega sulla tomba di S. Agata per la salute della madre e l’altra, S. Lucia dinanzi a Pascasio prima di subire il martirio del fuoco. Chiude la cappella un artistico cancello donato dai “Giovani Cantanti” del quartiere S. Antonio nel 1925. |