“La nostra torre campanaria canta le lodi dell’Immacolata e di S. Lucia” Immagine emblematica di questi ultimi tre secoli di storia belpassese, la torre campanaria della Matrice – “’u campanaru” – si erge alta e maestosa nel cuore del paese, a ridosso dei settecenteschi palazzi Bufali e Scrofani. Costruita unitamente alla navata centrale della chiesa, alla fine del secolo XVII, vi sono collocate sette campane delle quali tre certamente appartengono ai cosiddetti “beni culturali” di un popolo per l’interesse storico che rappresentano in seno alle tradizioni. La più antica di queste è datata 1706. In quell’anno Mons. Andrea Riggio, arcivescovo di Catania, elevava a Collegiata la Chiesa Madre di Belpasso dedicata all’Immacolata. Un segno gratificante per quella comunità e per il paese di Belpasso che si andava man mano ricostruendo. In ricordo dell’avvenimento, dunque, veniva posta nel campanile della nuova chiesa la campana che oggi viene detta “della messa”. Collocata nel lato di tramontana reca la seguente scritta: DE ALLA ECCLESIA MATRICI COLLEGIATA S.V.S. TITUOLO IMMACULATE CONCEPTIONES. TUTTO POPULO PULCHRIPASSUS – ANNO D.ni 17 sei (1706) S-3-Z. (Della Chiesa Madre Collegiata sotto il venerato santo titolo dell’Immacolata Concezione. Tutto il popolo di Belpasso, nell’anno del Signore 1706). Nella parte di levante, visibile da Piazza Duomo è posta la campana dell’Immacolata, detta anche “mezzana”. Vi è scritto: DIS. FRACTA ET RURSUM PIETA PIETANTE. (Spezzata e nuovamente rifatta con devota religiosità). La campana, appunto fu rifusa nel 1911 da Sebastiano Zuccarello. Contrastanti sono le notizie storiche circa la sua provenienza che si pensa trasportata da Fenice Moncada dopo il terremoto del 1693. Sul labro inferiore è inciso: LAUDO FIDELIS, ADUCO MORTES, TEMPESTAS REPELLO ET DAEMONES FUGO. (Lodo Dio per i fedeli, porto la morte, placo le tempeste, scaccio e metto in fuga i demoni) : Incisione datta da Francesco Di Mauro e figlio nel 1911. IL CAMPANONE Di maggiore interesse è la campana grande o campanone, simbolo emblematico del passato e del presente della Storia di Belpasso. Per la sua grandezza si pone tra le prime campane d’Italia, pesa quasi cento quintali secondo quanto afferma anche il detto popolare: “Iu pisu centu cantara, ‘nchilu e na pisa; cu non ci cridi mi scinni e mi pisa”. Fu fusa nel 1815 con oro, argento e rame offerti dai cittadini. Per collocarla sul campanile fu usato un sistema di carrucole col contrappeso di una grossa botte riempita di sabbia. Nella testata del campanone, vicino la corona c’è scritto: MAGNIFICENTIUS EGO PRO VETERI NOLA PULCHRIPASSUS QUAMAU 1669 OBRUFUNT LIQUEF ACTA AETNAE SAXA CONST IS III DXO COLLATA CIVIUM PECUNIA SUPAUSP D.O.M. INTEMTE V. e Ma. ACDE LUCIAE FER, DO III RC nte Anno D m 1815 SIC ae. (Io sorgo – più – magnificamente, sotto l’auspicio di Dio Onnipotente Massimo, dedicata a S. Lucia e col contributo dei cittadini, al posto della vecchia campana, dopo che la lava dell’Etna distrusse Belpasso nel 1669. Regnando in Sicilia Ferdinando III, nell’anno del Signore 1815). Dicitura sul lato a ponente: DEUM LADO FIDELIS VOCO DEMONES EX PELLO FAIMILIARUMO CONTRIBUENTIUM TANTO MMODO MORTEM. PLORO + (Lodo Dio, chiamo i fedeli, scaccio i demoni, prego per i fedeli che hanno contribuito per la mia costruzione). Sul lato di levante c’è inciso un medaglione raffigurante l’Immacolata. All’atto di dedicare la campana ci fu un piccolo contrasto tra “ ‘mmaculatari “ e “santalucioti”. I primi sostenevano che la campana si doveva intitolare all’Immacolata, quale titolare della chiesa; i secondi volevano che si intitolasse a S. Lucia perché patrona del paese. Si intitolò alla fine a S. Lucia ma sul lato della campana visibile da Piazza Duomo, fu raffigurata l’Immacolata, mentre l’immagine di S. Lucia si incise nel lato opposto. Fonditore della campana fu Nicolò Caudullo di Militello Val di Noto. Misteriosi rimangono i motivi per i quali i cittadini di un paese di poche migliaia di abitanti vollero costruire e collocare una campana di tali dimensioni. Una spiegazione in tal senso potrebbe darcela la sopra citata iscrizione posta sul lato ponente della campana che, fra l’altro dice: ……., chiamo i fedeli, …, sembrerebbe infatti che i cittadini belpassesi avrebbero voluto una campana il quale rintocco si udisse dai paesi vicini, proprio come richiamo a voler rivedere tutti i belpassesi riuniti nello stesso centro abitato, attorno agli affetti che li hanno uniti nella buona e nella cattiva sorte, attorno a S. Lucia loro Santa Patrona. Il rintocco da “Campana ranni” si ode fino alla piana di Catania ed è un segnale per i pellegrini dei paesi vicini che vengono a Belpasso per venerare S. Lucia. Anticamente, quando non esistevano vere e proprie strade per giungere a Belpasso, bensì trazzere e viottoli, nel buio delle campagne i pellegrini dei paesi vicini si orientavano seguendo il rintocco del campanone che per tutta la notte del 13 dicembre accompagna la quiete della notte più lunga dell’anno. Il rintocco del campanone accompagna, inoltre i momenti più significativi delle celebrazioni religiose della chiesa locale: Dalla Pasqua, al Natale, all’Immacolata a S. Lucia. Quando S. Lucia è fuori dalla chiesa, in processione, ad esempio il suono cadenzato della “campana ranni “ ne accompagna il cammino. Le campane dell’orologio, una per le ore e l’altra per i quarti, sono poste a mezzogiorno, dalla arte di piazza Umberto; sostituiscono le altre due distrutte da una scheggia durante l’ultima guerra. Recano la scritta “Comune di Belpasso”. Le rimanenti due campane sono quella del Capitolo della Collegiata e quella dedicata a S. Giuseppe. La prima risale al 1904, mentre la seconda, collocata nel lato di ponente è del 1949. |