La cittadina è situata sul versante meridionale dell' ETNA a mt. 551 slm e a Km 17 Nord-Ovest da Catania, Belpasso ha un territorio di Kmq 164,49 che iniziando dal cratere centrale finisce alla piana di Catania. Nelle foto aeree, Belpasso presenta la forma di una scacchiera, con rette e traverse che s’intersecano in un tessuto viario unico tra i paesi del circondario. Dall’alto è incantevole ammirare le case dai tetti rossi disposti in petali sfrangiati orlati dal verde cupo dei campi. Il cono fumante dell’Etna(dal greco “Monte ardente” o “gettante fuoco” denominato dai saraceni Monte Gibel da cui Mongibello) incombe, ora pacifico ora minaccioso, sempre presente e profondamente legato alla storia di Belpasso. Le origini del paese sono certamente antiche come testimoniato dalla presenza di aree di frequentazione in età preistorica - neolitica e della prima metà dell’era del bronzo, di resti di acquedotti e ponti di epoca romana (Valcorrente - Sciarone Castello, Masseria Pezzagrande) e medievale con resti di colonnati in pietra lavica di un castello e di un piccolo arco acuto della Chiesa S. Maria La Scala nell’omonimo monastero (eretto in contrada Diaconia in periodo normanno). La storia del periodo tra il XII ed il XIII secolo è legata a quella di Federico II D’Aragona e Eleonora D’Angiò concessagli in sposa dal padre Carlo II in cambio della propria libertà. Federico divenuto re di Sicilia nel 1296, era solito viaggiare tra Paternò e Malpasso e a soggiornare spesso in quest’ultimo territorio. Alla morte di Federico, Eleonora D’Angiò assieme ad alcune amiche si trasferì definitivamente in una casa di Malpasso (i cui resti sono tuttora esistenti) immersa nel quartiere Guardia, a poche centinaia di metri dal monastero dei benedettini di S. Nicolò l’Arena, ove morì nel 1343. A Malpasso, pertanto, Eleonara rimase legata per la tranquillità del sito, la salubrità del clima e l’amenità di quei boschi che favorivano la preghiera e la contemplazione. Le notizie risalenti a quest’epoca, sono quasi riferite a vicende di vita quotidiana intrisa a volte di suggestioni e credenze popolari, dato che l’intensa attività del vulcano nel corso dei secoli non ha certamente contribuito ad aiutare nella non semplice ricostruzione delle vicende legate ai popoli della zona. Certo è che Belpasso assieme a Paternò, fin dai tempi più antichi, costituiva una realtà sociale ben coesa. Nel 1456 Gugliemlo Raimondo Moncada, conte di Adornò, comprò dal re Alfonso re di’Aragona lo stato di Paternò e Malpasso. La convivenza tra i due Stati, però, fu alquanto problematica e segnata da continue liti tra i sudditi del Feudo di Paternò. Dopo alcune richieste a seguito di richiesta di indipendenza degli abitanti di Malpasso, il Duca di Montalto e Principe di Paternò Don Luigi Guglielmo Moncada con atto pubblico del 5 luglio 1636 decise di dividere il territorio, assegnando alla Università di Malpasso una parte del territorio per una giurisdizione autonoma. Ma erano trascorsi appena trent’anni dall’autonomia, allorché gli abitanti di Malpasso (da malipassus, sentiero delle mele) furono provati da una tremenda sciagura: l’eruzione dell’Etna. Il 7 marzo 1669 il fuoco del vulcano seminò il panico tra gli abitanti che si videro costretti e ricostruire altrove. E la ricostruzione fu avviata lo stesso anno in contrada Carmena, vicino Valcorrente, a sei chilometri dal luogo sepolto dalla lava. Il nuovo sito fu chiamato Fenicia Moncada. Un gruppo di famiglie della distrutta Malpasso s’insediò invece nel quartiere La Guardia creando il sito di Stella Aragona. Nel 1693 un violento terremoto distrusse Fenicia Moncada. La ricostruzione fu avviata in località più vicino al sito di Stella Aragona in zona San Nicola a nord del piano Garofalo. Il nuovo sito venne chiamato con il toponimo augurale di Belpasso, terra di pertinenza del Duca di Montalto. L’incarico di predisporre l’assetto urbano venne affidato a Mastro Michele Cazzetta. Nel 1693 iniziarono i lavori rispettando il tracciato a scacchiera predisposto dal Cazzetta fino ad una certa altezza del territorio, ricollegandosi, poi, tramite l’attuale via Vittorio Emanuele, con il quartiere Stella Aragona. Il tracciato regolare a reticolo di strade che s’incrociano ad angoli retti, è il cuore dell’attuale centro di Belpasso con le sue strade che si chiamano tutte rette e traverse. Solo la principale via Roma fa eccezione in questa funzionale toponomastica, insieme alle piazze Umberto e Duomo. Malpasso e la lava del 1669 Malpasso, agli inizi del sec. XVII, era un grosso centro agricolo,posto sulle falde meridionali dell'Etna,a sud ovest del monte Mompilieri.Il 21 Luglio 1636,dopo non poche liti e spese,otteneva la piena autonomia amministrativa e la divisione del territorio dal comune di Paternò. Il toponomo " Malpasso" non descriveva più la situazione: le rapine, le malversazioni, gli omicidi nei confronti dei viandanti in transito dal quel "passo", erano infatti d' altri tempi.Malpasso rinasceva da un non facile passato tormentato. L'11 marzo 1669 iniziò una delle più tremende e disastrose eruzioni dell'Etna: " ad ore ventiquattro si aprì la bocca grande,da dove si fece il nuovo monte, e fu nella sciara verso l'oriente del sepolto monte detto Salazara ad un tiro di mano.Da questa bocca cominciò subito a saltare in aria un denso fumo con pietre roventi fra orridi tuoni e passate alcune ore cominciò a sboccare dalla stessa voragine un'immensa quantità di materia liquida, che a guisa di un fiume largo più di due miglia, ed alto due canne, scorrendo dritto verso mezzogiorno andò ad urtare nella base dell'antico vulcano detto Mompileri. Di là, mutato cammino verso occidente, e devastate molte case di campagna, abbattè sulle ore sei di quella notte il quartiere della Guardia. Il 12 Marzo la lava riprese nuovamente il corso per mezzogiorno, ed arrivata a Malpasso, ingombrò quella ricca terra popolata da ottomila persone.tutto avvenne nel giro di venti ore, altro di essa non restò in piede, che il convento dei PP. Riformati, e poche case. Il 17 Marzo, la lava s'indirizzò nuovamente su Malpasso, ruzzolandosi sopra le precedenti lave, questo fù il colpo di grazia,Malpasso non esisteva più; restava solo una grande distesa di materiale lavico. Testimonianza della tragedia del 1669 una chiesetta " CHIESA DELLA MISERICORDIA " I monumenti Il nostro giro turistico inizia per prima visitando la Chiesa Madre, realizzata su disegno dell’architetto Bellia, nella quale fu raccolta buona parte delle opere d’arte della precedente città che era stata possibile salvare dalla furia del vulcano. Intitolata all’Immacolata, questa chiesa settecentesca si orna di un tipico campanile barocco (una delle campane detta il “campanone” fusa nel 1815, è tra le più grandi d’Italia). Sulla facciata s’apre un portale al quale mena una scalea, entrambi realizzati in pietra lavica. All’interno si possono ammirare un Crocifisso ligneo del Quattrocento, alcune tele del Cinquecento, gli affreschi nella volta e soprattutto il reliquario di Santa Lucia, patrona del paese. Usciti dalla chiesa, sull’ampia piazza della pavimentazione bicroma, ecco uno dei palazzi di maggior pregio di Belpasso, Palazzo Scorfani (Settecento) caratterizzato da una balconata in ferro battuto e da un bel portale in pietra lavica. A circa cento metri di distanza (in via Roma), un’altra dimora aristocratica, il Palazzo dei Baroni Bufali di Santa Lucia, anch’essa del Settecento. Lo stile della dimora dei baroni, con i suoi mascheroni in pietra, gli intagli, il balcone angolare, ricorda quello dell’architetto Vaccarini che tanta parte ebbe nella ricostruzione settecentesca di Catania. Di fronte, in una palazzina voluta proprio da uno dei baroni Bufali, il Teatro la Fenice, sede di una compagnia teatrale, la Brigata d’Arte Martoglio, fondata già a metà degli anno ’40 e intitolata a uno dei più illustri figli di Belpasso. Al noto commediografo è dedicato, peraltro, un gran numero di altre cose, come il Teatro Comunale, una bella struttura della fine dell’Ottocento in stile neoclassico con la facciata in pietra bianca e pietra lavica. Il progetto originario è dell’architetto Giuseppe Nicotra Davilla al quale si deve tra l’altro il disegno della facciata con i mascheroni scolpiti in pietra bianca raffiguranti le muse. Il teatro, ristrutturato di recente, conta oltre 400 posti a sedere e ospita una fitta stagione di prosa. Sempre a Martoglio è intitolato il Giardino Pubblico, dove si trovano anche i busti dello scrittore e del commediografo Antonino Russo Giusti. Rinnovato negli anni ’50, il giardino era denominato in tempo “piano del convento” perché qui si trova l’antico monastero dei Padri Riformati, destinato oggi, in parte, agli uffici dell’amministrazione comunale e giudiziaria. La chiesa attigua, intitolata a Sant’Antonio da Padova, si orna nella volta di piacevoli affreschi e conserva un bell’altare ligneo. Il portale d’accesso, in pietra lavica, è un finissimo esempio di barocco settecentesco. Uscendo dal Giardino e percorrendo il Viale dei Pini si giunge nella caratteristica piazza Dante, a pianta rettangolare e coperta di basole laviche. Qui si ergono la Chiesa di Cristo Re e l’imponente Palazzo Lombardo – Spina. Attigue alla piazza vi sono le case natali di
Nino Martoglio, riconosciuta bene monumentale e, di Antonio Russo Giusti. Torniamo al nostro punto di partenza percorrendo a ritroso la via Roma, una bella strada larga e lastricata con basole di pietra lavica dalla lavorazione particolare (“puntiate”). A dispetto della sua ampiezza, vieppiù accentuata dai bei marciapiedi larghi, via Roma e’ nota localmente come a “strada stretta”. Siamo nella zona del “passeggio elegante”, fitta di negozi e locali pubblici. Chi vorrà proseguire oltre piazza Umberto potrà vedere anche dei begli esempi di architettura liberty (Palazzo Spampanato e Casa Marletta) e la chiesa settecentesca di Sant’Antonio Abate, la più antica del paese, essendo stata ultimata per prima dopo il terremoto del 1693. Anche qui sono custodite opere provenienti dalla distrutta Malpasso (le statue della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio). Un itinerario religiosa deve inoltre comprendere le chiese di San Rocco, del Settecento e di San Giuseppe. Da visitare pure la Chiesa Santa Maria Delle Guardie (piazza Stella Aragona) anche essa settecentesca, al cui interno si custodisce il simulacro d’argento cesellato della Vergine titolare e la Chiesa di Sant’Anna (XVII secolo). La Madonna della Roccia è il luogo in cui pare sia apparsa la Madonna. Vi è un grazioso tempietto, meta di pellegrinaggio ogni primo mese. |