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Ricorre
quest'anno il 370° anniversario dalla prima festa in onore di S. Lucia,
celebrata dal popolo di Malpasso il 12 e 13 dicembre 1636.
Il
21 luglio 1636, don Guglielmo Moncada, principe di Paternò e
duca di Montalto, firmava l’atto di divisione del territorio
di Malpasso da quello di Paternò. Il comune di al passo (era
questo il toponimo iniziale di Belpasso) aggrappato a sud, a
nord e ad ovest alle terre circostanti il monte «Pileri» in
una lunga sequenza di piccoli e medi agglomerati urbani,
raggiungeva così la pienezza della sua autonomia.
Una
conquista, agognata da tanto tempo, che dava al Comune una
fisionomia giuridica completa, agli «officiali maggiori e
minori» una circoscrizione giurisdizionale ben delimitata ed ai
cittadini maggior tranquillità, stanchi com’erano di
sopportare i soprusi delle autorità di Paternò, le quali sul
«territorio comune»
avevano fatto la parte del leone. Il dottor don Pietro Romano e
Stella, delegato dal principe di Paternò per la divisione del
territorio, aveva fatto le cose in regola e ad evitare il
persistere dei soprusi non indugiò ad emettere un’ordinanza
così concepita: «ordina,
provede e comanda a tutti officiali maggiori e minori, presenti
e futuri della città di Paternò e terra di Malpasso,
Camporotondo, Guardia e Nicolosi, che da oggi innanti habbiano e
debbano osservare e fare osservare la divisione del
territorio… non usando, né presumendo usare giurisdizione,
per qualsivoglia causa, sia civile che criminale… l’ uni nel
territorio dell’altri, né trapassare li limiti per detto
delegato assegnati nel esercizio di giurisdizione, ma che ognuno
habbia da esercitare, usare et amministrare iurisdizione nel suo
territorio… nel quale solamente siano e si intendono officiali».
S.
Lucia Patrona di Malpasso
La
«Universitas» di Malpasso ormai stava alla pari con gli altri
Comuni, aveva il diritto di scegliersi un santo patrono a cui
affidare la protezione dei cittadini residenti entro il suo
territorio. Le scelte di S. Leonardo di Noblac, della Madonna
del Rosario… fatte in precedenza, erano fallite perché ancora
non era giunto il tempo; i cittadini non avevano ancora preso
coscienza di muoversi versa un’unica comunità religiosa e
civile, divisi com’erano in parecchi nuclei residenziali ed in
alcuni grossi quartieri, sospettosi e diffidenti del valore di
alcune grosse conquiste che si andavano profilando sul piano
dell’unità e dell’autonomia comunale; non riuscivano a
vedere un santo patrono comune per tutti.
Cambiata
la situazione e l’organizzazione civile esterna, anche le
coscienze cominciarono a cambiare; si cominciava a provare la
gioia di essere un popolo unito; una comunità civica con un suo
volto, un suo ordinamento, una sua fede religiosa ed una grande
fiducia nel domani.
Santa
Lucia Vergine e martire siracusana fu scelta e proclamata Santa
Patrona del Comune; già, parecchi anni prima, la devozione era
stata divulgata ed alimentata nella chiesa del convento dei PP.
Carmelitani di Malpasso, dedicata alla Madonna delle Grazie,
dove era un grande quadro della Santa; molti fedeli vi si
recavano a pregare e spesso ritornavano a casa con profonde
esperienze di fede religiosa e non mancavano di raccontare il
conforto che avevano ricevuto, specialmente per la vista
dell’anima e del corpo.
Il
12 e 13 dicembre del 1636, si celebrò la prima grande festa
della Santa Patrona con grande gioia di tutti.
I
«rettori» della festa, Vito Mirone, Gian Domenico Brazzavento,
Andrea di Stefano, Vincenzo Chiari, Vincenzo di Sava, Filippo lo
Mantia e i preti della Matrice adibirono per la celebrazione
l’immagine della Santa, chiesta in prestito al priore dei PP.
Carmelitani, P. Giovanni D’Assero, con l’impegno che, fatta
la processione, l’immagine sarebbe stata restituita e rimessa
al suo posto, nella chiesa della Madonna delle Grazie. Ma
l’impegno non fu mantenuto.
Il
12 dicembre del 1640, il priore D’Assero «con
l’intervento di tutti i monaci del convento», fu
costretto a rivolgersi al vescovo di Catania, lamentando che «da
quattro anni incirca… havendo uscito la detta S. Lucia,
elevata a processione, quella li preti e retturi della Matrice
di detta terra di Malpasso si hanno priso doppo la processione
e, portatala in detta Matrice, quella non volendola più
reportare in decta ecclesia di Nostra Signora della Grazia,
sotto il titolo del Carmine, dove fu sempre constituita».
Il convento e la chiesa della Madonna delle Grazie si sentivano
defraudati. Il priore quindi sollecitava il vescovo ad
intervenire e cioè «ordinare
alli officiali, retturi et altri a cui spetta, che statim…
vogliano e debbiano dopo fatta la processione di detta Santa,
quella reportare et recondurre nella predetta ecclesia di Nostra
Signora della Grazia dove per il passato sempre have stato».
Il vescovo Ottavio Branciforti, intervenne subito attraverso il
suo Vicario Generale don Luigi Amico. Furono minacciate pene
severissime.
Però
dovette passare ancora qualche anno, prima che l’immagine di
S. Lucia fosse riconsegnata ai Carmelitani di Malpasso.
Nonostante questi inconvenienti iniziali, la festa della Santa
Patrona ogni anno si svolgeva con la massima solennità. Nella «memoria
delle spese… della Università di Malpasso, moderate per
ordine del principe» del 1 marzo 1638, era detto: «paga
ogni anno, l’università di Malpasso… per la festività di
Santa Lucia, nostra Patrona, onze 40». Una somma
considerevole se si pensa che «per li vestimenti et salario dell’inserviente comunale»,
venivano stanziate onze 8
annue.
Anche
la struttura della chiesa e il fabbisogno per la solenne
celebrazione della festa secondo il cliché dell’epoca
andavano completandosi e perfezionandosi. Si legge infatti in
alcune carte d’archivio della «costruzione
di una ricca cappella di S. Lucia», de «l’acquisto
di una immagine», de «la
costruzione della vara per lo tornio», della lavorazione in
seta di alcuni stendardi, della provvista del «panno
et alcuni torci» e de «li
seggi delli magnifici giorati», che un apposito inserviente, nei giorni della festa, andava trasferendo
«nelle chiese dove
riposava la Santa».
(tratto
da S. Lucia nella storia di Belpasso - Le origini 1636 - 1669.
di Mons. F. Mio)
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